Raccolta fondi

Per comprendere a pieno titolo la realtà SPF, si deve inizialmente fare chiarezza su cosa sia il fundraiser che, nell’articolo 1 del regolamento ASSIF (associazione nazionale fundraiser http://www.assif.it) si definisce come colui che opera in modo professionale ed etico […] nella definizione e realizzazione delle strategie di comunicazione sociale, marketing sociale e raccolta fondi per organizzazioni del non profit.

Facendo parlare solamente i dati, la III edizione del Report Giving Italy di Vita Bookmagazine (Rivista specialistica di settore) riporta le seguenti cifre:

Il fundraising è un ramo di lavoro relativamente recente ed in grande espansione, soprattuto “Sul fronte donazioni, per la prima volta in Italia è stata superata la soglia dei 5 miliardi di euro da singoli cittadini (anno 2016). La principale fonte di fundraising delle organizzazioni non profit restano i privati, a seguire le aziende con circa 873 milioni di euro, di cui 200 milioni da fondazioni d’impresa e 673 milioni da imprese.”

Per descrivere come l’Italia sia messa in relazione alle strategie di raccolta fondi, prendiamo a prestito le parole di Marianna Martinoni, docente della Fundraising School di Forlì e socia fondatrice della ASSIF (ASSociazione Italiana Fundraiser):

«Un tempo in Italia i finanziamenti per le organizzazioni del terzo settore arrivavano dagli enti pubblici ma a partire dalla metà degli anni 2000 la situazione è drasticamente cambiata. Il ruolo dello Stato si è indebolito e i fondi pubblici sono diminuiti. Di conseguenza le attività di fundraising sono diventate sempre più importanti. […] Di fronte a questo cambiamento radicale, tutto il terzo settore si trova oggi costretto a ideare nuove politiche di sostenibilità, a ridurre la tradizionale dipendenza da un unico finanziatore (quello pubblico, sempre più indisponibile) e coinvolgere nuovi potenziali donatori, pubblici e privati, al fine di generare un flusso costante di risorse.»

A quanto detto aggiungiamo il pensiero di Francesco Quistelli (Docente alla SDA Bocconi, membro dell’Advisory Board del Festival del Fundraising):

«Il fundraising crea le condizioni indispensabili per garantire la sostenibilità delle organizzazioni non profit, di qualunque natura esse siano. Non può mai essere il fine dell’organizzazione stessa, ma un mezzo per raggiungere gli obiettivi che sono stati definiti. Fare fundraising significa prima di tutto coinvolgere e appassionare le persone verso una causa sociale, la “nostra” causa sociale. La prima regola è non avere paura di chiedere, ricordandosi che la missione della nostra organizzazione è nobile e merita una richiesta di sostegno. Solo così saremo in grado di costruire una base di donatori in costante crescita e sempre più fedele, l’unico elemento che può davvero garantire a un’associazione indipendenza economica e libertà di azione. […] Solo le organizzazioni in grado di affrontare la sfida del fundraising potranno andare avanti e non subire gli effetti negativi del costante calo dei fondi pubblici. Mi sembrano ottime ragioni per attrezzarsi al meglio e iniziare a “competere” nel mercato della raccolti fondi, che è molto democratico: le associazioni che ottengono la fiducia dei donatori, che comunicano nel modo corretto e sanno costruire una relazione stabile con i propri sostenitori vengono premiate in modo consistente.»

Nel fundraising vengono focalizzate alcune buone prassi che sono punti di forza di SPF:

  1. Il pensiero strategico e la visione di lungo termine. E’ un esercizio mentale al quale si devono allenare tutti, in particolar modo chi è responsabile delle scelte e coordina un’ufficio di raccolta fondi.
  2. Un approccio organizzativo fondamentale tale per cui tutto è costantemente migliorabile, mutevole, perfettibile. In questo caso conoscere i fondamenti del “change management” può essere molto importante e stimolante. Il change management ha l’obiettivo di governare i processi di cambiamento all’interno di un’organizzazione: dallo stadio di “scongelamento” a quello di “transizione” e “ricongelamento”.
  3. Ogni azione va spiegata e presuppone una controreazione che va prevista e governata. Il modello ADKAR è un valido strumento da utilizzare:
    Awareness [consapevolezza] – spiegare perché è necessario cambiare
    Desire [desiderio/determinazione] – attivare l’adesione proattiva delle persone coinvolte;
    Knowledge [conoscenza (pratica)]– come attuare il cambiamento;
    Ability [attitudine] – costruire i nuovi profili e i nuovi comportamenti;
    Reinforcement [sostegno] – sostenere/consolidare il cambiamento.
  4. Non lasciare nessuno indietro… Tutti vanno coinvolti nelle attività di fundraising, direttamente o indirettamente. Per “indirettamente” si intende la necessità che la cultura della raccolta fondi sia presente a tutti i livelli dell’organizzazione, che sia parte integrante del sistema.
  5. Non temere il rischio. Chi si fa spaventare da una nuvola non si mette in viaggio.
  6. Fame di dati. Per essere dinamici bisogna poter decidere con cognizione di causa. E quindi dotarsi di strumenti analitici, indicatori di performance, data base dinamici. Senza siamo al buio, senza bussola, in un bosco…
  7. Peer 2 Peer. Copiare, per migliorare. Sapere e studiare costantemente cosa fanno gli altri può essere di grande aiuto e stimolo.
  8. Nessuno è un’isola! Tutti hanno bisogno di aiuto, per mancanza di tempo o perchè non si può essere i migliori in tutto. Selezionare e chiedere supporto a professionisti può essere una soluzione sia tattica che strategica.

In pratica, per SPF, nella sua accezione più romantica, ma chiara, il foundraiser è l’anello di congiunzione tra cuore e portafogli (cit. Fabio Doppiero)

PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Filippo Abrami
cell.: 3389713831
email
spf.progetti@gmail.com

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